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	<title>Sicilia &#8211; Riciclarte</title>
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	<title>Sicilia &#8211; Riciclarte</title>
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		<title>IllùminAle &#8211; Fidone Alessandro</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/illuminale-fidone-alessandro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 15:21:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IllùminAle Nasce dall’idea di dar sfogo alla propria creatività traendo ispirazione dagli oggetti di scarto abbandonati o dai materiali naturali di recupero, dando loro una seconda vita nella realizzazione di “lampade vintage handmade” dal design unico e originale. Un hobby a metà strada tra arte e artigianato&#8230; Ogni oggetto porta con se’ la propria storia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>IllùminAle</em></strong><br />
Nasce dall’idea di dar sfogo<br />
alla propria creatività traendo ispirazione<br />
dagli oggetti di scarto abbandonati o<br />
dai materiali naturali di recupero,<br />
dando loro una seconda vita<br />
nella realizzazione<br />
di “lampade vintage handmade”<br />
dal design unico e originale.<br />
Un hobby a metà strada tra arte e artigianato&#8230;<br />
Ogni oggetto porta con se’ la propria storia e<br />
senza alterarne la funzione d’origine<br />
si Illumina di un nuovo nome e di una nuova vita&#8230;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Verderosa Stefania</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/verderosa-stefania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2021 08:44:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Cerco di rappresentare lo sgretolarsi, la frantumazione della materia/massa in qualcosa che non ha forma ma il cui prodotto si trasforma in qualcos’altro utilizzando materiali di riciclo riadattando e plasmando tutto in chiave personale. Il disordine non è l’informe, l’irregolare, ma è la continua trasformazione, il divenire, l’imprevedibilità, la rottura con la realtà apparente, pronto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Cerco di rappresentare lo sgretolarsi, la frantumazione della materia/massa in qualcosa che non ha forma ma il cui prodotto si trasforma in qualcos’altro utilizzando materiali di riciclo riadattando e plasmando tutto in chiave personale. Il disordine non è l’informe, l’irregolare, ma è la continua trasformazione, il divenire, l’imprevedibilità, la rottura con la realtà apparente, pronto a nuove dimensioni e interpretazioni.”</p>
<p>Nata a Palermo il 21 settembre del 1960. Laureata in scienze agrarie presso la Facoltà di Agraria di Palermo , ha lavorato come aiuto bibliotecario presso diverse biblioteche della Regione Siciliana – Assessorato Beni Culturali e Assessorato Agricoltura e Foreste. La sua grande passione per l’arte moderna e contemporanea l’ha condotta a una pratica artistica e come autodidatta dipinge prediligendo la pittura materica più vicina al suo temperamento avvalendosi anche di materiali inconsueti e di “scarto”.</p>
<p>“Ciò che a prima vista colpisce delle opere di Stefania Verderosa è la matericità pittorica, la scelta di seguire una forma espressiva che si colloca fra pittura e scultura, nel territorio di quell’Arte di Mezzo frequentata da chi sente la necessità di offrire ai sensi dell’osservatore qualcosa di più di una semplice stesura cromatica senza alla fine dover rappresentare plasticamente il soggetto.<br />
E soprattutto quando il soggetto è dato dai propri pensieri “poetici” , quando è più urgente l’afflato creativo, la rappresentazione pittorica dà i suoi più alti risultati.<br />
Il colore di fondo si aggruma come intorno ai pensieri e gli inserti cromatici si incastonano come parole nella metrica di una composizione poetica che ci racconta una storia, una sensazione, un sentimento…”<br />
(Beppe Palomba) – Accademia della Bussola – mostra “Al Centro dell’Arte” – Studio Arte Quattro – Roma</p>
<p>“La materia è protagonista del lavoro e delle opere di Stefania Verderosa, che trasfonde la Poesia dei suoi versi in un’interpretazione pittorica che utilizza una tavolozza che ha un che di prezioso, come se le pietruzze utilizzate portassero un’eco di terre lontane, di favole raccontate sotto le stelle. E’ una straordinaria capacità di trasfigurazione quella che quest’artista esercita sul crinale che sta tra arte figurativa e il pensiero scritto che si fa poesia” (Beppe Palomba) – Accademia della Bussola – mostra “Ab Ovo” – Napoli, Castel dell’Ovo, Sala delle carceri.</p>
<p>Skype: stef.verderosa</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Vanchieri Carlo</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/vanchieri-carlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 16:53:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con i suoi straordinari lavori ci propone una concezione del tutto personale dell’opera, da intendere non come rappresentazione o finestra aperta sul mondo bensì, al contrario, come velo, schermo, che ci separa da esso. Non a caso le tele di Vanchieri fanno spesso pensare a dei tendaggi, a delle stoffe ricamate, a delle carte da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con i suoi straordinari lavori ci propone una concezione del tutto personale dell’opera, da intendere non come rappresentazione o finestra aperta sul mondo bensì, al contrario, come velo, schermo, che ci separa da esso.</p>
<p>Non a caso le tele di Vanchieri fanno spesso pensare a dei tendaggi, a delle stoffe ricamate, a delle carte da parato, atte ad attutire come filtro i rumori assordanti provenienti dall’esterno. Sicuramente Vanchieri è figlio del nostro tempo, avendolo vissuto appieno anche in tutti i suoi conati rivoluzionari, e che ora vive assaporando i piaceri visivi di uníarte che quasi sempre raggiunge vertici altissimi di pacata poesia e buona fattura, lasciando, in qualche eccezione, trasparire da essa ad ondate una vena di malinconia o sottile, leggera inquietudine.</p>
<p>Piero Montana</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Spanò Nicola</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/spano-nicola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 11:11:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[‘IL RICICLO CREATIVO’ di Nicola Spanò In tanti di noi resta sopita, talvolta per sempre, una vena artistica non espressa. Resta compressa o non compresa, latente, in attesa che subentri il desiderio di esprimerla in maniera piena, completa. Il genio, l’estro artistico, talaltra invece, prendono lentamente forma accompagnati da un’innata capacità manuale e dai suoi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>‘IL RICICLO CREATIVO’ di Nicola Spanò<br />
In tanti di noi resta sopita, talvolta per sempre, una vena artistica non espressa.<br />
Resta compressa o non compresa, latente, in attesa che subentri il desiderio di esprimerla in maniera piena, completa. Il genio, l’estro artistico, talaltra invece, prendono lentamente forma accompagnati da un’innata capacità manuale e dai suoi gesti, facendo acquistare la dignità di sostanza reale ad oggetti o materiali che, in qualche modo, fuoruscendo dalla nostra mente rappresentano il nostro essere. La trasformazione delle cose è quasi una magia per l’artista, che lo induce ad appagarsi del sano convincimento che quel bene resterà suo per sempre, intrinsecamente capace di trasmettere ai posteri le sue tracce, il suo DNA. Per assurdo, potrebbe accostarsi al rapporto materno che subentra al parto, comunque è un rapporto d’amore.<br />
V’è poi una categoria di estrosi artisti che si cimentano in un’arte nuova o se vogliamo antica dando nuove forme allo scarto, al materiare considerato dai tanti ipovedenti non più rispondere alle funzioni per le quali era stato realizzato.<br />
Persino per gli alimenti, in un’economia non capitalistica e meno libera dal bisogno, non comprendendosi per necessità lo spreco, il cibo si consumava completamente. Tutti teoricamente comprendono, quanto la società moderna nell’ultimo secolo abbia imposto cliché basati su comportamenti, abitudini e consumi lontani dalla sostenibilità economica ed ambientale, inducendo a consumare, con voracità inusuale, qualunque specie di materiale solo per il piacere di affermare l’egoismo più abietto. Lo scarto richiama genericamente qualcosa che viene espulso ed escluso perché inservibile, ma nella storia dell’arte il riuso dei materiali relativi alla produzione artistica è molto più frequente di quanto non si creda: in pittura è stato sistematico il riciclaggio di tavole, di cornici e di tele, per non parlare di pareti ridipinte per adattarle ai mutati gusti. Nella scultura poi, i materiali più preziosi sono stati oggetto di continue trasformazioni e riutilizzi, il Papa Urbano VIII non esitò a fare rimuovere tutto il bronzo del Pantheon per costruire il baldacchino di San Pietro progettato da Gian Lorenzo Barberini ed in seguito, per censurare questa gravissima circostanza, si disse che “ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini”.<br />
Tra i mille possibili esempi, anche il David di Michelangelo nacque da un blocco di marmo già parzialmente lavorato da Agostino Di Duccio e Bernardo Rossellino e da questi considerato assolutamente inadatto a plasmare forme anatomiche perfette e poi, dopo trent’anni, affidato al celebre scultore che lo fece diventare simbolo di Firenze e dell’Italia nel mondo. In architettura ancora, i detriti e i resti di vecchi edifici, fanno parte integrante della storia delle costruzioni ed anche la città di Messina, pur avendoli voluti occultare, poggia su di essi. Negli anni Ottanta e Novanta del XX secolo si sono diffusi movimenti ed opere che utilizzavano spazzatura (trash, appunto), o comunque scarti d’uso, per creare oggetti artistici. La Trash Art non rappresentava in assoluto una novità, ma diviene rilevante la definizione e in qualche modo la consacrazione del riutilizzo come forma d’arte, ed è ancor più rilevante che la matrice etica ed ecologica di denuncia dello spreco risulti con maggiore evidenza.<br />
Con queste premesse, è affascinante osservare come il neo-artista Nicola Spanò sia stato in grado di ridare vita e funzione diversa ad oggetti che solo apparentemente avevano concluso il loro ciclo di vita al servizio di uno scopo divenendo in ultimo rifiuto, rappresenta inconsapevolmente, la nuova frontiera di un vivere civile più rispettoso su questo pianeta invaso da quantità non più gestibili di scarti di qualunque materiale prodotti per decenni insensatamente. L’ho visto orgoglioso e carico di entusiasmo, dare forma ai suoi materiali: parti di fusti metallici per la resina, scarti di multistrato, teli plastificati, vernici trasparenti etc .., dopo averne pensato e progettato l’utilizzo possibile, la loro vita ulteriore.<br />
Con i bidoni di scarto di un’antica ditta che esercita l’attività nei pressi della Camera di Commercio, si realizzarono le Bidondole, le Bottane (realizzate utilizzando botti), le Diabolike e le Margherite che assumevano le forme di arditi divani e comode poltrone basculanti. Poi ancora, come per luminosa magia esercitata da un moderno incantatore, arrivarono corpi illuminati: Luci..a, fattoria, lamparoggio….. Nulla è lasciato al caso, tutto è degno di cura ed anche le Bottane appaiono ingentilite dal nome ed armoniose. Non sarà facile per questo moderno artista, affermare la sua arte, farla riconoscere come tale ai più, ma è fin troppo certo che le prime battaglie sono state vinte. Nessuno avverte pregiudizi e i tanti osservandole muti, non possono che rilevarne il genio che le ispira. Il genio che risiede silente dentro ogni artista.<br />
‘Giuseppe Salpietro’<br />
‘IL MIO AMICO NIK’. È con emozione che mi trovo a scrivere del mio amico Nick. La sua avventura tocca il cuore.<br />
La storia di un ragazzo cresciuto in una delle nostre periferie dove tutto è da “inventare”, dove è facile fare cattive amicizie ma dove si cresce e si gioca più in strada che in casa. Non è difficile immaginare che Nicola abbia<br />
cominciato lì a costruirsi i primi oggetti, piccoli giochi. Penso alle fionde con cui andare a caccia di piccoli rettili facendo a gara con gli amici o a sfidarli lanciandosi a tutta velocità per le stradine in discesa, rannicchiati sui “carritteddi” auto costruiti con vecchi cuscinetti e qualche asse in legno.<br />
Alcuni anni di apprendistato presso artigiani di vari settori hanno poi fatto crescere la grande manualità che certamente in lui è più spiccata. La nostra frequentazione è vecchia di poco più di un decennio e comincia sul luogo di lavoro, ma sviluppiamo subito un’amicizia vera, basata sulla reciproca stima, che poi, come spesso accade<br />
alle nostre latitudini, ti porta a fare a spintoni davanti alla cassiera del bar per pagare il caffè. Oggi quel ragazzo è padre e marito e lavora come custode presso la Camera di Commercio di Messina.<br />
Per tale incarico gli vengono assegnati dei locali per trasferire il proprio domicilio ed è in questa occasione, dirigendo i lavori di ristrutturazione, che mi accorgo del “genio” del mio amico. Durante la fase finale dei lavori Nik ha già cominciato ad arredare casa.<br />
Un giorno, in occasione del solito caffè, mi dice “architetto –così mi chiama – ti faccio vedere come sto sistemando i mobili di casa così mi dai il tuo parere”. Vecchi mobili, ai più insignificanti e di poco conto, erano diventati dei pezzi unici di arredamento. L’oggetto che più mi colpì era una libreria di semplici ritti e ripiani, realizzata con scarti di truciolare,che era stata rivestita per intero con ritagli di fumetti di Diabolik. Rimasi colpito<br />
da quest’idea, ma più dal risultato.<br />
Pensai che anche a casa mia sarebbe stato facile collocarla e altrettanto difficile<br />
contenderla ai miei figli. Seguì una riflessione: se riesci a suscitare desiderio per le tue creazioni allora l’arte va oltre l’espressione in sé diventando oggetto di desiderio e comprensione del messaggio fino a farne parte.<br />
Da quel giorno, sempre più spesso, “guarda che cosa ho fatto questo fine settimana, ti piace?”. Fino alla grande occasione.<br />
Ad un certo punto ho creduto che questa grande energia non potesse restare circoscritta tra le mura del sia pur ben frequentato edificio camerale. Allora metto in contatto Nik con una mia amica che si occupa di realizzazioni con elementi di riciclo. Subito si infittiscono le relazioni che sfociano nella partecipazione alla prima mostra collettiva al Castello di Spadafora. Inutile sottolineare che fossi più emozionato e contento di quanto forse lui stesso<br />
non fosse stato. Portai con me diversi amici all’inaugurazione e tutti furono concordi nel constatare la genialità e la piacevolezza degli oggetti esposti. Certo di genialità si tratta quando si dà nuova vita ad oggetti che hanno ormai<br />
esaurito la funzione per la quale sono stati realizzati, facendoli diventare altro con diversa missione.<br />
Così, poco tempo fa ho notato che Nicola conservava dei supporti in cartone dei rotoli di carta asciugamani, gli ho chiesto a cosa stesse lavorando e mi ha risposto che ancora non lo sapeva, ma gli erano sembrati interessanti e a qualcosa sarebbero serviti: il lampo sarebbe arrivato.<br />
Sì perché di fulmini parliamo quando esaminiamo il percorso creativo di questo artista. Un’intuizione che matura e si adatta in corso di realizzazione.<br />
È la genialità della riconversione che mi pare la fase più acuta delle sue opere, la maniera in cui viene reinterpretato l’oggetto primario per aggiunte e sottrazioni. In bocca al lupo Nik, sono orgoglioso di te.<br />
‘Angelo Di Carlo’</p>
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		<title>Soa_Spazio Oltre l&#8217;Architettura</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/soa_spazio-oltre-larchitettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 09:50:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo studio associato SOA nasce a Catania nel 2012 dall’iniziativa di un gruppo di ingegneri e architetti che credono nella filosofia e nella cultura del confronto e della collaborazione. Intenzionati a far convergere le proprie esperienze universitarie e lavorative all’interno di una “bottega”, i giovani progettisti decidono di riunirsi e realizzare uno “Spazio Oltre l’Architettura”, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio associato <strong>SOA</strong> nasce a Catania nel 2012 dall’iniziativa di un gruppo di ingegneri e architetti che credono nella filosofia e nella cultura del confronto e della collaborazione. Intenzionati a far convergere le proprie esperienze universitarie e lavorative all’interno di una “bottega”, i giovani progettisti decidono di riunirsi e realizzare uno <strong>“Spazio Oltre l’Architettura”</strong>, dove poter coltivare e condividere le loro molteplici passioni e allargare il loro campo di azione. SOA è un luogo di incontro tra competenza e creatività, che ha lo scopo di avvicinare il ruolo dell’architetto e dell’ingegnere alla collettività. Lo studio diventa così officina di idee in cui architettura, fotografia, pittura, comunicazione, arte, grafica e design confluiscono in un unico grande contenitore.<br />
<strong>SOA </strong>è: Architetto Maria Manuli<br />
Ing. Alberto Marletta<br />
Ing. MAria Elena Mazzaglia</p>
<p>http://www.soaassociati.eu/images/social_skype_col.png</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Renda Sebastiano</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/renda-sebastiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 13:19:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[CREATURE CYBER PUNK E ARTE POSTINDUSTRIALE Si scopre scultore nel 1996 dopo un esperienza con la compagnia teatrale viaggiante “Ship of fools”, che animano le scenografie con istallazioni mobili realizzate con materiali in disuso. Apprende un linguaggio che convertirà subito dopo, raccogliendo negli spazi abbandonati della sua periferia pezzi meccanici in disuso, assemblandoli prima nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CREATURE CYBER PUNK E ARTE POSTINDUSTRIALE</strong></p>
<p>Si scopre scultore nel 1996 dopo un esperienza con la compagnia teatrale viaggiante “Ship of fools”, che animano le scenografie con istallazioni mobili realizzate con materiali in disuso. Apprende un linguaggio che convertirà subito dopo, raccogliendo negli spazi abbandonati della sua periferia pezzi meccanici in disuso, assemblandoli prima nel suo immaginario e successivamente, saldando quei micro particolari, che trasformano l’arcaica funzionalità dinamica dei pezzi meccanici in parte animata delle sue creature cyber punk rifiniti da un inquietudine di ironia postindustriale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Palmizi Girolamo</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/palmizi-girolamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 11:16:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il lavoro di Palmizi, con le sue Officine, si muove fin dall’inizio in un ambito a cavallo tra riflessioni ambientali unite a una spiccata verve ironica e la ricerca di immagini e forme legate all’arte americana. Gli ambienti artistici milanesi, da cui parte la sua opera negli anni ’80, gli consegnano un ventaglio di forme [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro di Palmizi, con le sue Officine, si muove fin dall’inizio in un ambito a cavallo tra riflessioni ambientali unite a una spiccata verve ironica e la ricerca di immagini e forme legate all’arte americana.<br />
Gli ambienti artistici milanesi, da cui parte la sua opera negli anni ’80, gli consegnano un ventaglio di forme e suggestioni che ancora oggi lo accompagnano.<br />
Il prolifico background della capitale del design in quegli anni, che Palmizi vive da protagonista, le sperimentazioni di Memphis e Alchimia, le forti personalità di Ettore Sottsass e Alessandro Mendini aprono a tutti gli artisti e alle generazioni dei giovani designers un repertorio di nuovi decori e forme dove sono evidenti i riferimenti all’arte pop americana, rimandi che, se per alcuni sono evidenti e dichiarati, a tutti si offrono come forza liberatoria per modelli e forme che derivano dal dizionario infinito delle icone tratte dai paesaggi urbani, dalle interfacce dei sistemi di comunicazione delle metropolitane, della televisione, della pubblicità… repertorio che, nel decennio successivo con l’avvento di internet e poi di nuovi strumenti digitali, diventerà un quotidiano nuovo alfabeto iconografico per modi di comunicare allora impensabili.<br />
Palmizi muove la sua ricerca tra arte e design, tra oggetto unico e possibilità, anche se remota, di una fattibile serie.<br />
Attraverso i suoi oggetti riflette sul rapporto tra forma e funzione. I due termini sono da lui staccati, analizzati, vivisezionati nei due parametri, divaricati, amplificati e ingigantiti in una direzione o l’altra, e alla fine separati irrimediabilmente.<br />
L’oggetto, delle Officine Palmizi, o perde la forma o la funzione,subendo un processo di scarnificazione, attraverso un doppio passaggio di decontestualizzazione della forma e di disconoscimento dell’uso, proponendoci nuovi oggetti, che non sempre sottostanno alle pratiche del redesign, che si propongono per nuove pratiche d’uso.<br />
Il riconoscimento a Andy Warhol è l’omaggio verso questa pratica, che il grande maestro americano ha consegnato alla storia dell’arte e che ritroviamo in queste opere.<br />
Le opere delle Officine Palmizi, ci conducono, grazie alla traslazione dei significati, verso lo spostamento del senso degli oggetti, che rifiutano la loro iconicità ed unicità, perchè, se pur proposti come unici, nell’idea sono ripetibili e riproducibili in serie illimitata.<br />
I nuovi oggetti in mostra pur muovendosi da queste riflessioni ne pongono delle ulteriori. Il metodo è noto, ma il gioco si fa più complesso. La pratica qui si carica di nuovi significati, perchè l’oggetto smontato e ricomposto, per come abbiamo detto, si colloca nell’immaginario di nuove improbabili e visionarie forme possibili.<br />
Questo è presentato, nella sua, sempre, doppia valenza, attraverso l’assemblaggio di elementi che possono avere, in questi casi, un’affinità d’uso.<br />
La poltrona delle Officine Palmizi, che rimanda alla ” Proust ” di Alessandro Mendini, non si ferma al progetto decorativo del maestro milanese.<br />
L’erba che la tappezza, è un’altra sfasatura, che introduce numerosi nuovi passaggi semantici. Ulteriori riflessioni e dualismi: interno ed esterno, dentro e fuori, naturale ed artificiale, chiuso e aperto.<br />
Proprio come diceva Warhol: “la più eccitante attrazione è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pinna Corrado</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/pinna-corrado/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 09:33:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Corrado Pinna e vivo a Palermo. Sono nato in Sardegna, a Cagliari, nel 1964, isola che ho abbandonato nel 2001 per raggiungere Palermo, città multitecnica ed estrosa, nella quale vivo oramai stabilmente nel cuore del centro storico della Vucciria. Sono sempre attratto dalla natura, dalle sue forme e dalla vitalità che è in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Corrado Pinna e vivo a Palermo.</p>
<p>Sono nato in Sardegna, a Cagliari, nel 1964, isola che ho abbandonato nel 2001 per raggiungere Palermo, città multitecnica ed estrosa, nella quale vivo oramai stabilmente nel cuore del centro storico della Vucciria.</p>
<p>Sono sempre attratto dalla natura, dalle sue forme e dalla vitalità che è in grado di esprimere, dalla capacità di “ricostruirsi” anche dopo eventi duri, catastrofici..</p>
<p>E così ho iniziato ad immaginare gli oggetti che ci circondano sotto un’altra veste, cercando di dare loro una “seconda vita”, impreziosendone le forme originali, incastrando materiali per un altro utilizzo.. In un mondo che cambia, che tende ad avvicinarsi al “riciclo” dei materiali, passo quasi obbligato per salvaguardare territorio e salute della umanità, ci si scontra alla superficialità nel buttare via ciò che riteniamo non serva più, che sia “obsoleto”, senza considerare come invece potrebbe essere ancora utili a noi stessi ancor prima che agli altri!!!</p>
<p>Prediligo il legno, materiali plastici vari, scarti di lavorazione ed oggetti già pronti (vecchie lampade, pezzi vari dimessi) che idealizzo e trasformo, variandone la forma finale nelle fasi di lavorazione.</p>
<p>Mi definisco un autodidatta “acculturato” amante del design alternativo e scultoreo, con una predilezione per l’illuminazione di interni ed i side-table coffee, ma ho “cuore” anche per la pittura su legno e vetro.</p>
<p>Realizzo i miei oggetti non secondo un progetto schematico, in base alle mie necessità, ma lasciando libero sfogo al pensiero creativo del momento…con i materiali davanti!!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ortesi Francesco</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/ortesi-francesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 16:14:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nome del progetto Epal panchina nata dal recupero di pallet per uso esterno ma anche interno… innovativa, ergonomica, originale e soprattutto economica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nome del progetto Epal panchina nata dal recupero di pallet per uso esterno ma anche interno… innovativa, ergonomica, originale e soprattutto economica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mediati Debora e Ambra</title>
		<link>https://www.riciclarte.it/artisti/mediati-debora-e-ambra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 11:40:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci chiamiamo Debora e Ambra Mediati, direttamente dalle piante nascono le nostre creazioni, grazie alla magia del mondo vegetale troviamo ispirazione per gli eco-gioielli, forme sinuose, sfumature cromatiche sono il disegno di armonie già esistenti in natura. Il nostro brand si chiama Chi Semina Raccoglie, perché è dalla raccolta che nascono i nostri gioielli ed [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci chiamiamo Debora e Ambra Mediati, direttamente dalle piante nascono le nostre creazioni, grazie alla magia del mondo vegetale troviamo ispirazione per gli eco-gioielli, forme sinuose, sfumature cromatiche sono il disegno di armonie già esistenti in natura. Il nostro brand si chiama Chi Semina Raccoglie, perché è dalla raccolta che nascono i nostri gioielli ed è dalla semina che nascono i fiori, i frutti e le buone idee.</p>
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