Descrizione
Valerio Zezur è un artista contemporaneo italo-ucraino nato nel 2001, attivo in Italia. La sua ricerca si sviluppa attraverso la pittura materica e polimaterica, un linguaggio nel quale colore, superficie e materiali di recupero vengono trasformati in strumenti narrativi.
Nelle sue opere la tela non è mai soltanto un supporto. Diventa un luogo fisico da costruire, incidere, coprire, rompere e ricomporre. Acrilico, gesso, sabbia, tessuti, corde, legno, metallo, carta, elementi naturali, oggetti trovati e frammenti recuperati entrano nella composizione conservando parte della propria storia precedente. Zezur non cerca di nascondere l’usura dei materiali: al contrario, ne valorizza crepe, imperfezioni, abrasioni e stratificazioni, trasformandole in parte integrante dell’opera.
Il recupero, nella sua pratica, non è quindi semplicemente una scelta tecnica o estetica. È legato a una riflessione più ampia sul concetto di trasformazione. Ciò che è stato scartato, consumato o apparentemente privo di valore può assumere una nuova funzione e diventare portatore di significato. È un principio che attraversa gran parte della produzione dell’artista e che mette in relazione la materia con alcuni dei temi centrali della sua ricerca: memoria, identità, appartenenza, fragilità e rinascita.
Il processo creativo è prevalentemente fisico e istintivo. Zezur costruisce e distrugge, aggiunge e sottrae, copre porzioni della superficie per poi farle nuovamente emergere. Le opere nascono spesso da questa tensione tra controllo e libertà. Il risultato sono superfici fortemente stratificate, nelle quali il rilievo assume un ruolo quasi scultoreo e invita lo sguardo ad avvicinarsi per comprenderne materiali, segni e profondità.
Una presenza ricorrente è quella dell’oro. Nella pittura di Valerio Zezur, tuttavia, la foglia oro non viene utilizzata come elemento ornamentale o come riferimento al lusso. Compare soprattutto in corrispondenza delle fratture, delle zone irregolari e delle parti maggiormente segnate della superficie. L’oro diventa così una metafora della possibilità di attribuire un nuovo valore a ciò che porta con sé una ferita, richiamando l’idea che anche una superficie imperfetta possa generare una diversa forma di bellezza. È uno degli elementi maggiormente riconoscibili della sua ricerca.
Questa relazione tra materia e trasformazione emerge con particolare evidenza in opere come Ferita Cucita. Realizzata con paglia, grano, stoffe grezze, corde, metallo, gesso e acrilico, l’opera mette in dialogo le origini ucraine dell’artista con la sua esperienza italiana. La superficie appare attraversata da una vera e propria ferita ricomposta attraverso una cucitura visibile. Non si tratta di cancellare ciò che è accaduto, ma di incorporarlo in una nuova struttura. Il grano rimanda alla terra e ai paesaggi dell’infanzia, mentre tessuti e cuciture diventano simboli di ricostruzione e appartenenza.
In Cuore in Frantumi, Oro in Cammino, invece, elementi lignei spezzati emergono dalla superficie pittorica alterandone fisicamente l’equilibrio. Legno, carta, acrilico, spray e foglia oro costruiscono un’opera nella quale il frammento non rappresenta semplicemente qualcosa di distrutto: diventa il punto di partenza di una configurazione nuova. Anche qui il materiale conserva la propria concretezza e, proprio grazie a essa, assume valore simbolico.
Il legame tra arte e memoria nasce anche dalla vicenda personale dell’artista. Cresciuto tra Ucraina e Italia, Valerio Zezur porta nella propria ricerca una storia attraversata da separazioni, cambiamenti e ricostruzioni. Ma la componente autobiografica non viene trasformata in cronaca illustrata. Serve piuttosto come origine di un linguaggio capace di aprirsi a esperienze universali: la necessità di trovare un luogo al quale appartenere, il rapporto con ciò che abbiamo perduto, la possibilità di cambiare senza cancellare ciò che siamo stati.
È lo stesso principio espresso dall’artista quando descrive la materia come «linguaggio, testimonianza, traccia». Per Zezur ogni superficie deve possedere una propria storia prima ancora di diventare immagine. Per questo ricerca materiali segnati dal tempo, dall’utilizzo e dal passaggio: ciò che altri potrebbero considerare imperfetto o inutilizzabile può diventare l’inizio di un’altra narrazione.
Il suo percorso si è sviluppato attraverso esposizioni, progetti culturali e partecipazioni in Italia e all’estero. Il portfolio documenta, tra le altre esperienze, esposizioni e progetti a Padova, Rovigo, Bosisio Parini e Sant’Ilario d’Enza, oltre a partecipazioni internazionali a Berlino e Tokyo. Nel 2025 e nel 2026 la ricerca si è progressivamente concentrata sulla costruzione di un linguaggio sempre più riconoscibile, nel quale pittura, assemblaggio e materia tendono a superare i confini tradizionali della superficie bidimensionale.
Parallelamente alla produzione visiva, Zezur ha sviluppato una ricerca narrativa. È autore di Dentro l’incubo, oltre il buio, progetto autobiografico nel quale scrittura e immagine affrontano alcuni degli stessi temi presenti nei lavori pittorici: memoria, identità, perdita e ricostruzione. Il rapporto tra esperienza e creazione costituisce così un filo continuo fra linguaggi differenti.
Quello che caratterizza maggiormente l’arte di Valerio Zezur è probabilmente il rifiuto di separare la materia dalla sua storia. Un pezzo di legno resta legno, un tessuto mantiene le proprie fibre, una corda conserva l’usura, una superficie mostra apertamente le proprie fratture. L’intervento dell’artista non cancella queste caratteristiche, ma le incorpora nell’opera.
In questo senso il recupero assume un significato che va oltre il riutilizzo materiale: diventa una vera poetica della trasformazione. Dare una nuova forma a ciò che è stato abbandonato significa riconoscere che una storia precedente non rappresenta necessariamente una conclusione.
Ed è proprio in questo passaggio — dallo scarto alla presenza, dalla frattura alla forma, dalla memoria alla materia — che si colloca la ricerca di Valerio Zezur.
