Viccaro Roberto
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Artigiano della luce. Non chiamiamole lampade di Valerio Bindi/SCIATTO prod...... Il lavoro di Roberto Viccaro non è di progettare lampade. Lampade certo ne fa, ma quello che lo muove è la manipolazione della luce. Sezione proiezione, il gioco sapiente dei raggi sui volumi, sulle superfici. Il fascino della trasformazione di un spazio che diventa luogo praticato da tagli e lampi luminosi. E la luce di Roberto Viccaro disegna ambienti produce sensazioni. È una luce erotica e tattile. Capace di disegnare corpi trasparenze e epifanie. I proiettori che costruiscono ambienti vengono dalle vie più disparate a fare il loro lavoro. Tubi corrugati pattern di granuli di plastica, velature pop che rileggono in chiave post tecno gli oggetti di design dei mitici sessanta. Come in un film di Tarantino, tute di lycra gialle e katana in pugno. E poi c’è il principio base, non la lampada ma la lampadina. Icona sfuggente dell’illuminazione, quella disegnata sulla testa dell’inventore in ogni vecchio fumetto, segno in fuga verso territori oscurati da riempire di bagliori. C’è musica in questa luce, tessuti di infrarossi come un basso continuo, alte frequenze, lampi gelidi di neon, assoli di chitarre su jazz metropolitano. Tutto molto lounge lizards con cadenze ironiche e surf. Con una capatina in qualche bar del centro nel brillare luminescente di un buon bicchiere di rosso rubino. Tutto questo nelle macchine luminose di Roberto Viccaro. Non chiamiamole lampade, fatemi il piacere..
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