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scafuro giovanni

scafuro giovanni

E allora, perché meravigliarsi di posate dotate di una loro personalità, magari estrosa, perversa, eccentrica?

Napoli
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Email: info@giovanniscafuro.it
Web: www.giovanniscafuro.it
scafaro

Nasce e vive a Napoli. La sua attività, come spesso accade, inizia un po’ per caso. Dopo aver fatto una serie impressionante, per numero e tipo, di lavori (dal benzinaio, al cameriere, al guardiano, al portinaio, al pizzaiolo, al cuoco, all’esattore comunale), tanto che spesso ci si interroga sulla sua vera età, dal momento che afferma di essere nato “solo” nel 1971, viene assunto come disegnatore Cad presso uno studio professionale.

Questo lavoro lo mette finalmente in relazione con l’ambiente e il ruolo a lui più congeniali: da un lato i progettisti e dall’altro gli artigiani, che spesso segue nell’esecuzione dei lavori. Sicuramente questa è la tappa più importante nella sua formazione, mentre la sua curiosità e abilità manuale lo portano ad acquisire una serie di competenze tecniche molto preziose. Il concetto intorno al quale ruota quella che adesso è diventata la sua attività è molto semplice. Il mondo è già stracolmo di tutto e tutto è già stato fatto. E allora quel che resta da fare è solo guardare le cose da un punto di vista diverso da quello solito, senza i pregiudizi che l’uso comune degli oggetti implica. Dalla quotidianità al quotidiano. La sua “missione” è liberare gli oggetti intrappolati dalla quotidianità, non dalla funzionalità! invece sempre ri-cercata, per poi ri-collocarli nella vita di tutti i giorni, nel quotidiano, investiti di nuova luce.

A tavola c’è chi divora tutto a velocità supersonica, chi attacca il piatto sempre dallo stesso lato con delle simmetrie ben precise nella gestione dei bocconi, chi affronta il cibo come fosse un nemico. La tavola diventa un caleidoscopio delle più profonde idiosincrasie se non nevrosi del nostro quotidiano, una fantasmagoria delle astruse relazioni che intratteniamo con le parti del nostro sé e con quelle degli altri. E allora, perché meravigliarsi di posate dotate di una loro personalità, magari estrosa, perversa, eccentrica?

La manipolazione di materiali diversi, ora più tradizionali ora più innovativi, spesso combinati e contaminati in soluzioni inedite, porta Scafuro a sperimentare tecniche sempre diverse e a misurarsi con le forme più varie. Ma la vera illuminazione è l’incontro con la forchetta, la sfida con una forma tanto antica e abituale quanto per lui duttile e versatile: è così che la forchetta si fa mezzo di espressione privilegiato, limite per contenere e bussola per orientare la propria ricerca. Le posate si caricano di emozioni, pensieri, memorie, fino a diventare pesce da un’impressione subacquea, gioco da un ricordo infantile, albero attraverso uno sguardo sognante. Una dedizione amorevole che induce stupore e sorriso nello spettatore che si aggira con un po’ di leggerezza tra le esperienze creative di Giovanni. Ed e’ incredibile osservare la potenzialità che questi oggetti così familiari hanno di stimolare la fantasia di chi – come lui ne sa intuire sempre nuove letture e interpretazioni: in progress, appunto.

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