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ruchti elizabeth

ruchti elizabeth

Raccoglievamo le ossa di balena ed altri relitti curiosi, un po' come le nostre nonne raccoglievano foglie e fiori

Milano
Tel: +39.02.29.51.65.83
Mobile: +39.348.36.20.475
Email: info@elizabethruchti.it
Skype: elizabethruchti

ruch

Brasiliana di San Paolo e discendente da una famiglia di architetti, ho vissuto prima a Roma, dove ho preso una laurea in antropologia, e poi a Milano, dove abito. Negli anni ho continuato a coltivare l’attività artistica frequentando corsi di pittura, disegno e fotografia ed esponendo in svariate mostre personali e collettive a Milano e altre città.

Il mio lavoro creativo è costantemente alimentato dall’esperienza passata di una natura vitale, esuberante, gigantesca, un tempo incontaminata e oggi minacciata. Ricordo che sulle spiagge, dopo una mareggiata, insieme alle alghe, alle meduse, ai legni e alle conchiglie si vedevano pochi e ingenui oggetti di uso personale: un paio di occhiali, una scarpa, una dentiera… Niente di veramente nocivo e contaminante. Una volta camminando lungo la spiaggia abbiamo trovato un pinguino ancora vivo, portato da un iceberg sciolto al largo dalla costa brasiliana. Raccoglievamo le ossa di balena ed altri relitti curiosi, un po’ come le nostre nonne raccoglievano foglie e fiori per comporre i loro erbari e bouquet con petali essicati.

Oggi il problema dei rifiuti è onnipresente e fin troppo minaccioso: a vagabondare per spiagge e boschi (ma anche in città) s’incontrano ovunque scarti abbandonati, talvolta ripugnanti – plastiche, imballi, metalli, rottami, cordami, vetri – che però possono rivelarsi capaci di stimolare la curiosità e la creatività.

Una parte pregnante della mia produzione nasce proprio dall’utilizzo delle plastiche e di altri resti rigettati dal mare, trasformati in specie pericolose, meduse paralizzanti, mostri marini pressoché immortali, come la materia di cui sono fatti. Spesso utilizzo anche il materiale del suolo su cui questi relitti sono appoggiati, mischiati e in via di scioglimento, le sabbie, le terre, l’asfalto, il catrame: agenti inquinati e inquinanti, ma allo stesso tempo trasformati in materiale pittorico.

Ne nascono assemblaggi che utilizzano un ready-made ironico, nostalgico e di denuncia insieme alla pittura e alla fotografia, ricomponendo paesaggi e simboli che si riallacciano al Paradiso perduto, alla nostra attualità, a figure femminili del mito e del nostro passato.

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