Lapignola Francesca
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Sono nata a Napoli negli anni 70 in una famiglia composta soprattutto da molte prozie, divise equamente in: zie settentrionali e zie meridionali. Nell'89/93 faccio i miei studi 'classicamente' artistici, incentrati sulla materia/scultura; accompagnati da corsi di design ed estemporanee di scultura in piazza. Parto dalla pietra e dalla terracotta, dal levare. Poi scopro e mi emoziona la cartapesta, materia leggera; provo a farne scaturire forme appuntite, ingombranti, in contrapposizione all'esiguità di peso e di materia che le compone.
Dal 94 al 2004 collaboro con la Scuola Napoletana di Design, da qui forse nasce la commistione di materiali trovati: il rame, le conchiglie, il fil di ferro, i legnetti, associati a forme significanti; in quegli anni parte senza saperlo una ricerca sulla forma influenzata dall'oggetto che è già stato, che ha già avuto una sua funzione; l'accostamento casuale-non casuale-di preziosi oggetti senza valore ma con una storia è come un filo nella memoria, dal gioco al ricordo, dalla trasformazione alla ri-creazione. (L'arte non vuol dire qualcosa, l'arte E' qualcosa. )
Parallelamente, negli anni novanta, viene il lavoro di restauratrice e il contatto con la materia antica, mutata e mutilata, dal tempo e dall'uomo, lo sguardo diverso, imprevisto, poetico e l'approfondimento sulle cose e ciò che le compone, lo studio del fare e della maniera antica per meglio comprendere.
Inoltre la riscoperta del lavoro manuale femminile: ricordi d'infanzia tramutati. Il cucire insieme le cose, le parti sostituite, il ricamare non più per nobili corredi e graziosi vestiti e cappellini, ma per riscattarsi e agire il gesto; quindi osare e sperimentare con i materiali più diversi e 'duri', imprevedibili, nei lavori considerati femminili, delicati e preziosi, diventa contemporaneamente una scoperta, una provocazione e un omaggio... E così la ricerca, la sperimentazione e la commistione di vecchi e nuovi inusuali materiali mi guidano e mi ispirano, così come la contemplazione del mondo e delle cose ma soprattutto il ricordarsi di giocare, e giocare, sempre e comunque..
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